Riviera di Levante - 2014
 

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COMPETIZIONE “ LE MERICHE ”

Sei i film in Concorso legati al tema del viaggio/destino, di diversa provenienza: Argentina, BrasileCile, Spagna, Usa. La sezione vuole fare riflettere sul rispetto e la tolleranza tra culture diverse. Percorsi di andate e dintorni. Storie di gente estranea nel proprio paese o straniera altrove, a contatto con abitudini, convenzioni, regole differenti. Persone che si impegnano per sopravvivere tra amnesie, indifferenze e disorientamenti storici, politici e sociali. Cinematografie che creano ponti nel tempo e nello spazio, che inquadrano i percorsi restituendo loro la complessità del fenomeno in una molteplicità di prospettive. Contaminazioni e integrazioni, tutela e promozione della multiculturalità, identità di passaggi e di memorie, in un solco che si perpetua, rinnova e incontra “altro”. Il Tigullio ha tradizioni e storia fortemente legate ai viaggi verso un altrove alla ricerca di cibi materiali e spirituali. Oggi è terra di accoglienza e alle feste dell’emigrante affianca le tradizioni delle locali comunità straniere in un continuo e mutuo processo di scambio e di conoscenze Scelta attuata, quella di mixare fiction a documentari rilevanti dal punto di vista dei contenuti. Il documentario è un genere cinematografico di straordinario valore culturale e sociale.

I FILM

1.  ARRUGAS Animazione Ignacio Ferreras, Spagna 2011, 89’
Tratto dalla graphic novel Rughe di Paco Roca, il film ha vinto due Premi Goya, come miglior film di animazione e come miglior adattamento. Il film brilla per il coraggio del soggetto, imperniato sulla quotidianità e le relazioni tra gli anziani in una casa di cura, un tema potenzialmente pesante, ma trattato con sensibilità, umorismo e sprazzi di visionarietà. Una riflessione sulla 'vecchiaia' allorché si chiudono, dietro al 'major', le porte di una moderna e asettica struttura di accoglienza per anziani. La 'casa' è stata progettata con due scopi parimenti importanti – gestire padri e madri, affetti dai primi ma inequivocabili sintomi della malattia di Alzheimer, e rassicurare i figli che quella 'casa' sarà il compromesso più ragionevole e dignitoso per entrambe le parti. Vi è dunque, sin dall'inizio, un elemento 'cinico' che non solo esalta l'artificialità di rapporti tra il personale e i pazienti, ma che fa di quei pazienti l'oggetto di un contratto che li esclude da ogni contrattazione. Il 'major' è diventato  de facto un 'minor', un infante i cui bisogni saranno amministrati da chi è qualificato per farlo. Egli dovrà  mangiare, dormire e restare tranquillo in attesa che un esame medico certifichi che è pronto per la 'soluzione finale'.  A ben guardare, pur nella generale atmosfera di consenso sociale che circonda il trasferimento del vecchio padre dalla casa familiare alla 'casa di cura' – è evidente che partecipa favorevolmente a quella decisione tanto la famiglia quanto lo staff medico  -  quella 'transizione' certifica l'eliminazione dalle dinamiche sociali dell'anziano, con anche una sorta di consensuale auto-eliminazione. Sono i rappresentanti della società a fare operazione di persuasione, ma una volta entrato nella sua nuova casa essa si rivela per quello che è, una prigione mascherata nella quale ogni azione è sottoposta al controllo di un superiore, medico o infermiere. Il consenso si ottiene con la persuasione nel XXI secolo. La casa offre una soluzione per 'gestire' questa fase e trasforma l'anziano in un prodotto desiderabile, almeno economicamente. E' contro questa de-umanizzazione, che è della malattia ancor prima che della casa che la 'gestisce', che i 'vecchietti' oppongono, come possono, i brandelli di una lucidità che permette loro, a tratti, di collegare la vita che fu con la loro condizione attuale

2.  BLUE JASMINE Woody Allen, Usa 2013, 98’
Di fronte a diversi fallimenti, incluso il matrimonio con il ricco uomo d'affari Hal, Jasmine,  newyorchese elegante e mondana, si trasferisce nel modesto appartamento della sorella Ginger a San Francisco, per cercare di dare un nuovo senso alla propria vita. Giunge a San Francisco in uno stato psicologico molto fragile, la sua mente è annebbiata dall'effetto dei cocktail di farmaci antidepressivi e, sebbene sia ancora in grado di mantenere il suo portamento aristocratico, il suo stato emotivo è talmente precario ed instabile, da non riuscire a badare a se stessa. Mal sopporta Chili, il fidanzato di Ginger considerato un "perdente", né il suo ex marito Augie. Ginger, pur riconoscendo, ma non comprendendo del tutto l'instabilità psicologica della sorella, le suggerisce di intraprendere la carriera di arredatrice d'interni, impiego che potrebbe essere alla sua altezza. Nel frattempo, Jasmine accetta malvolentieri il lavoro come receptionist in uno studio dentistico, dove attira le attenzioni indesiderate del suo capo, il dottor Flicker… Reputando giusta la considerazione fatta da sua sorella riguardo la scelta di uomini sbagliati nella sua vita, Ginger inizia a frequentare Al, un tecnico del suono che lei considera un gradino superiore a Chili. Jasmine invece intravede come una potenziale ancora di salvezza l'incontro con Dwight (Peter Sarsgaard), un diplomatico infatuato dalla sua bellezza, dalla sua raffinatezza e dal suo stile. Il difetto di Jasmine è che vive costantemente del giudizio degli altri per aumentare la sua autostima, rimanendo però cieca di fronte a ciò che accade intorno a lei.
Ritratta in modo raffinato da una regale Cate Blanchett, Jasmine ottiene la compassione dello spettatore, perché è la causa inconsapevole della sua stessa rovina.

3.  MÚSICA CAMPESINA Alberto Fuguet, Cile/Usa 2011, 100’  ANTEPRIMA LIGURE   Un viaggio iniziatico, un road movie in cui il protagonista cerca di ritrovare se stesso. Alejandro Tazo, cileno 30enne, emigrato negli Stati Uniti, sperimenta la fine di un rapporto sentimentale e finisce per perdersi in un paese del quale sa molto poco. Viaggiando in autobus dalla costa della California a Nashville, attraversando il tipico paesaggio del midwest americano fatto di strade dritte, stazioni di benzina, fast-food e motel a basso costo, scoprirà che le cose non sono né facili, né prevedibili, né lineari (nemmeno il film ci fornisce tutti gli elementi in ordine), che essere straniero implica un certo grado di alienazione e che parlare la lingua dell’altro stanca molto. Il film affronta il tema del confronto tra culture e costumi differenti, della difficoltà di comunicare con altri di cui non si condivide la lingua e ci mostra come attraverso l'idioma possiamo davvero sentirci o meno a casa. Miglior Film Concorso di Cinema Cileno e Premio MovieCity, Festival Internazionale di Cinema di Valdivia, 2011 (Cile)

4.  NO - I GIORNI DELL'ARCOBALENO Pablo Larrain, Cile 2012, 110’  Il dittatore cileno Augusto Pinochet è costretto a cedere alle pressioni internazionali e a sottoporre a referendum popolare il proprio incarico di Presidente (ottenuto grazie al colpo di stato contro il governo democraticamente eletto e guidato da Salvador Allende). I cileni debbono decidere se affidargli o meno altri 8 anni di potere. Per la prima volta da anni anche i partiti di opposizione hanno accesso quotidiano al mezzo televisivo in uno spazio della durata di 15 minuti. Pur nella convinzione di avere scarse probabilità di successo il fronte del NO si mobilita e affida la campagna a un giovane pubblicitario anticonformista: René Saavedra. Pablo Larrain, affronta in modo diretto una delle svolte nodali della storia cilena recente. L'aggettivo è quanto mai appropriato perché la scelta radicale di utilizzare una telecamera dell'epoca offre al film una dimensione del tutto insolita. Il passaggio dal materiale di repertorio (dichiarazioni di Pinochet e cerimonie che lo vedono presente così come interventi dei rappresentanti dell'opposizione dell'epoca) alla ricostruzione cinematografica diviene così inavvertibile. Il pubblico in sala si trova nella situazione di chi sta compiendo una full immersion nel passato. Tutto ciò all'interno di una ricostruzione che mostra, attraverso il personaggio di Saavedra, come la repressione fosse stata forte e come il regime fosse convinto che fosse sufficiente accusare qualsiasi avversario di 'comunismo' per poter vincere. Non manca però anche di sottolineare come tra i sostenitori del NO non fossero pochi quelli che non avevano compreso quanto fosse indispensabile impostare una campagna di comunicazione che andasse oltre la riproposizione delle pur gravissime colpe del dittatore per approdare a una proposta che parlasse di vita, di gioia, di speranza nel futuro e non di morte. E' in questo ambito che il personaggio impersonato con grande understatement da Gael Garcia Bernal si trova a muoversi consapevole, inoltre, della difficoltà di contribuire alla riuscita di un fondamentale cambiamento del proprio Paese partendo dalle proprie basi di eccellente imbonitore. Pronto, una volta ottenuto l'esito sperato, a tornare a promuovere telenovelas (Giancarlo Zappoli Mymovies)


5.  VIOLETA PARRA - WENT TO HEAVEN Biografico Andrés Wood, Cile/Argentina/Brasile 110’
Violeta Parra (1917-1967) è un'icona della musica popolare cilena e, in generale, una degli artisti più significativi dell'America Latina: cantautrice, ricercatrice del folklore, ma anche pittrice, ricamatrice, scultore e ceramista, nonché la prima latinoamericana a cui fu consacrata un'esposizione di opere al Louvre. Il film descrive la sua infanzia e l'adolescenza tormentate trascorse nel sud del Paese, nella regione di Chillán, in una famiglia proletaria numerosa. Il padre Nicanor è un maestro e insegnante di musica alcolista, mentre la madre, di origine contadina, cuce a macchina in casa. Fin da bambina è vivace e dimostra inclinazione per la musica (compone le prime canzoni a 12 anni) e per il teatro. Violeta si sposa due volte, partorisce 4 figli, si integra in un gruppo teatrale itinerante, dove canta in coppia con la sorella Hilda, e si impegna politicamente con i comunisti. Si assiste alle sue peregrinazioni nei paesini delle Ande alla ricerca di antiche canzoni e ballate popolari da apprendere e reinterpretare. Nel 1954, viene invitata ad esibirsi in Polonia e successivamente trascorre 2 anni in Europa. Tornata in Cile inizia a incidere dischi e, nel 1958, fonda il Museo Nacional del Arte Folklórico. All'inizio degli anni '60 è a Parigi insieme al grande amore della sua vita, il musicologo e antropologo svizzero Gilbert Favre, con cui intrattiene una relazione tempestosa e contrastata. Rientrata in Cile, nel 1965 inaugura il suo progetto più ambizioso, la tenda-teatro a La Reina, che vuole essere una "Universidad del Folklore". Vi si esibisce con i figli Ángel e Isabel e con altri cantautori, fra cui Victor Jara. Ma nel frattempo Favre la lascia e si trasferisce in Bolivia. Andrés Wood traccia un ritratto intenso: descrive la donna e l'artista appassionata e contraddittoria, tenacemente creativa, ma anche in lotta con i suoi demoni interiori, con eccessi di cupezza, disincanto e persino di egoismo e risentimento…Il film ripercorre le tappe salienti della vita della Parra (con alcune licenze poetiche), ma non è un tradizionale biopic. La narrazione è sapientemente frammentaria e si struttura attraverso flashbacks e flashforwards, intervallati da un curioso filo conduttore: un'intervista rievocativa concessa nel 1962 a un giornalista televisivo argentino tendenziosamente provocatorio, a cui la Parra risponde con sfrontata ironia. Lo straordinario montaggio, non lineare né sequenziale di Andrea Chignoli, è caratterizzato da libere associazioni e zone chiaroscurali. Francisca Gavilán, l’interprete, sembra davvero incarnare Violeta. La sua recitazione emotiva fa emergere i marcati contrasti della personalità di un'artista forte, ma soprattutto interpreta versioni bellissime di tutte le 21 canzoni presenti nel film. La fotografia di Miguel Joan Littin, abituale collaboratore di Wood, cattura magistralmente la luce peculiare delle Ande e le penombre parigine lungo la Senna (Giovanni Ottone Mymovies)

6.  ZOOLÓGICO Rodrigo Marín, Cile 2011, 68’  ANTEPRIMA LIGURE  Una fredda giornata d’inverno e l’inizio delle vacanze per tre quindicenni. Periferie, centri commerciali, internet, pornografia, violenza e noia giovanile in un quartiere agiato della città. Camilo cerca di adattarsi alla sua nuova famiglia. Belén insiste nel voler fare un video per un casting televisivo. E Annibale comincia a preoccuparsi e a sentirsi frustrato, cosa che lo porterà ad assumere atteggiamenti violenti. Una riflessione controversa e attualissima sull’americanizzazione della gioventù cilena. Miglior Lungometraggio Fiction Nazionale, Miglior Attore (Santiago de Aguirre), Festival Internazionale del Cinema di Antofagasta, 2011 (Cile)




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