Riviera di Levante - 2014
 

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CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE AI

ROBERTO ANFOSSI  “L’INFINITO VIAGGIO”.  MIGRAZIONE, RELIGIONE E RELIGIOSITÀ

 

 

IL MONDO ARTISTICO DI ROBERTO ANFOSSI   

Il mondo artistico di Anfossi, si fa caleidoscopio di esperienza e di condivisione della vita in simbiosi con la realtà creativa. I soggetti sono spesso cupi, drammaticamente tormentati, esprimono un travaglio interiore fortissimo. Le esperienze di vita trovano continui rimandi alla innata curiosità vorace dell'artista, che raccoglie, metabolizza, esplode tra rimandi colti e raffinatissimi ed una fisicità morborea ed immaginifica. Le molteplicità dei rimandi allo svolgersi della inesausta sequenza artistica e di vita sulle  sue celebri cassette consente di  cogliere il noi stessi nei teatrini rutilanti di vicende e di presenze offrendo così un palcoscenico barocco che si attaglia alle esplosioni cromatiche ed alla drammaticità dell'esperienza religiosa di Anfossi. Da vedere e meditare. Il tema reiterato dell'autoritratto non assume i contorni dell'ossessione, se si vuole narcisistica, bensì quelli di indagine senza possibile conclusione intorno alla fisionomia profonda dell'artista intesa come tramite rivelatore del reale: via d'accesso ad un nuovo mondo. L'autoritratto costituisce il soggetto che forse meglio evidenzia il carattere interminabile del lavoro di Anfossi, discendente non da un'ossessiva ricerca d'identità né dal perseguimento di un esito, per così dire, assoluto, ma proprio dallo schema che contraddistingue la sua ricerca, imperniata - come s'è accennato - su un continuo scambio funzionale fra interrogazione e replica, in una concatenazione di domande/risposte/domande tendenzialmente illimitata, che  apre sempre nuovi canali comunicativi fra il sé e l’io , un io irriducibilmente singolare ma, proprio per ciò in grado di attingere valenza universale. Nell'opera di Anfossi vi è una continua ricerca, uno scavare nella propria interiorità per tentare di trovare la verità in pittura, ciò è ben descritto nei numerosi autoritratti ove il pittore rappresenta chiaramente il suo continuo domandarsi e il suo infinito viaggio.   

 

MIGRAZIONE, RELIGIONE E RELIGIOSITÀ

Trasferirsi temporaneamente o definitivamente in un nuovo contesto culturale provoca inevitabilmente una crisi. In un saggio intitolato “La religione come sistema culturale” (1987), Clifford Geertz propone di definire la religione come un sistema di pensiero che tenta di fronteggiare le grandi sfide del senso: secondo questa prospettiva, l’esperienza inquietante del caos, che si produce quando si superano i confini delle proprie capacità di comprensione intellettuale e morale della realtà e di sopportazione del dolore, viene in molte culture affrontata attraverso le griglie interpretative offerte dalla religione. Ci sono almeno tre confini dove il caos – un tumulto di avvenimenti che mancano non solo di interpretazioni ma di interpretabilità – minaccia di irrompere sull’uomo: ai limiti delle sue capacità analitiche, ai limiti del suo potere di sopportazione ed ai limiti della sua visione morale. Lo stupore, la sofferenza ed un certo senso di intrattabile paradosso etico sono tutti, se  divengono  abbastanza  intensi  o se sostenuti abbastanza a lungo, sfide radicali all’affermazione che la vita è comprensibile e che noi possiamo, se  riflettiamo, orientarci validamente  all’interno  di  essa. Questa definizione di religione ci può aiutare a comprendere l’importanza attribuita da molti migranti alla vita religiosa. L’esperienza migratoria costituisce certamente di per sé una radicale sfida del senso: coloro che  emigrano oltrepassano i confini della propria cultura per venire a lavorare, a vivere e  spesso anche ad allevare i propri figli in un universo di valori, di simboli e significati che è loro profondamente estraneo, talvolta apertamente in contraddizione con la cultura  di origine.

 

DESTRUTTURALIZZAZIONE E RICOSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ RELIGIOSA

Il collegamento tra appartenenza religiosa e provenienza geografica emerge, in tutta la sua valenza analizzando il crescente fenomeno migratorio che sta coinvolgendo le nostre città. Nazionalità e radici culturali di riferimento sono fattori fondamentali nella formazione della personalità e svolgono un ruolo centrale nella determinazione dell’appartenenza religiosa. Avvicinarsi al tema dell’immigrazione non significa solo addentrarsi in una mole di dati e statistiche rappresentative, ma vuol dire anche approfondire tutti quegli aspetti intimi e privati di ogni migrante per far decadere una volta per tutte lo stereotipo secondo cui gli immigrati sono uguali tra loro ma diversi da noi. Tra questi aspetti rientra il credo religioso. La religione struttura e orienta la percezione dello straniero, fornendogli un codice di comportamento a cui riferirsi per vivere nella società ospitante. L’identità religiosa non rimane stabile e immutata ma cambia e si ristruttura sulla base della nuova condizione di vita. E’ ormai ampiamente noto che i flussi  migratori non sono nastri trasportatori a livello transnazionale: essi non consistono nello spostamento, da un paese all’altro, di gruppi sociali e relativi blocchi culturali. E’ opportuno mantenere il concetto di flusso per sottolineare come gli spostamenti degli individui si accompagnino a, e siano determinati da, sgretolamenti sociali e disorientamenti culturali. Sia nei paesi di partenza, sia in quelli d’arrivo o di transito vi sono religioni che si configurano come punti di attrazione, fornendo sostegni sul piano psicologico e sociale, e in questo modo, se da un lato fanno convergere individui provenienti da culture diverse, dall’altro separano individui provenienti da una  stessa cultura. Le religioni non soltanto coincidono con progetti di vita tra loro alternativi, ma diventano soluzioni aggregative in aggiunta alle associazioni culturali: ed è  probabile che ciò avvenga proprio a causa del disfacimento delle culture tradizionali, e quindi della loro perdita di attrazione. Per orientare nella complessità del mondo contemporaneo c’è  bisogno di qualcosa di più strutturato, rispetto a culture che hanno perduto in buona parte il loro vigore e la loro credibilità: qualcosa di più organizzato sul piano rituale e sul piano gerarchico, e qualcosa che inoltre garantisce legami e connessioni di solidarietà sul piano internazionale. Ritualismi e gerarchie locali si accompagnano infatti a soluzioni tecnologiche e mediatiche, del tutto adeguate al mondo globalizzato. I “noi” che le religioni vengono a costruire localmente – fosse anche in un vecchio garage di periferia – non soltanto non coincidono più del tutto con ceppi culturali di provenienza, ma tendono a ramificarsi e connettersi nei più diversi paesi e continenti. Sono però religioni, non soltanto società di mutuo soccorso: attraverso i loro legami e le loro connessioni internazionali passa qualcosa di più che non la promessa di sostegni sociali e psicologici; le religioni – come si è detto sopra – si incaricano, con i loro mezzi rituali e ideativi, di trasmettere, garantire e consolidare progetti di vita e programmi, tanto quanto sono in grado, beninteso, di distruggerne.





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